Lunedì vi abbiamo annunciato la partnership con Reverso per i filati rigenerati. Oggi vogliamo raccontarvi qualcosa che di solito rimane dietro le quinte: come si passa, concretamente, da un maglione di cashmere che qualcuno ha scartato a un filato pronto per diventare un nuovo capo Lanaioli. Perché "moda circolare" è un'espressione che si sente spesso, ma raramente viene spiegata passo per passo.
Non è un sottoprodotto: è cashmere vero, due volte
Prima di entrare nel processo, vale la pena chiarire un equivoco comune. Il cashmere rigenerato non è uno scarto di lavorazione né una fibra di qualità inferiore mescolata ad altro per abbassare i costi: è cashmere autentico, proveniente da capi già confezionati, che viene recuperato invece di finire in discarica o incenerito. La differenza rispetto al cashmere vergine non è nella natura della fibra, ma nella sua storia.
Il viaggio dal maglione scartato al filato
Il processo comincia con la raccolta: capi di cashmere danneggiati, strappati o troppo usurati per essere ancora indossati, che altrimenti i consumatori butterebbero via. Da qui parte una sequenza di fasi precise.
1. Selezione manuale. Ogni capo viene controllato a mano per eliminare le impurità e scartare tutto ciò che non è cashmere puro al 100%: bottoni, cerniere, parti in altre fibre. In questa fase i capi vengono anche divisi per colore, un passaggio che permette spesso di evitare una nuova tintura, riducendo ulteriormente l'impatto ambientale del processo.
2. Sfilacciatura. I capi selezionati vengono sfilacciati meccanicamente, cioè ridotti in piccoli pezzi che restituiscono il cashmere al suo stato di fibra grezza, pronta per essere trattata di nuovo come materia prima.
3. Cardatura. Le fibre ottenute vengono cardate con un processo simile a quello usato per il cashmere vergine ricavato dal sottopelo della capra Hircus: la cardatura districa e allinea le fibre, preparandole per la filatura.
4. Torsione e filatura. Le fibre rigenerate vengono infine rinforzate attraverso la torsione e trasformate in un filato di cashmere rigenerato pronto per la produzione tessile. Poiché il processo di sfilacciatura accorcia inevitabilmente le fibre rispetto al cashmere vergine, non è raro che i filati rigenerati vengano rinforzati mescolandoli con una piccola percentuale di cashmere vergine, così da garantire resistenza e qualità del filato finale senza rinunciare ai benefici ambientali del recupero.
Perché ci interessa, oltre l'aspetto ambientale
Il vantaggio ambientale di questo processo — che vi raccontiamo con i numeri nell'articolo di venerdì — è solo una parte della storia. L'altra è che il cashmere rigenerato ci permette di offrire capi in una fibra pregiata, calda e morbida, senza dover ogni volta attingere a nuova materia prima vergine, la cui produzione (dall'allevamento delle capre Hircus alla lavorazione) resta comunque risorsa-intensiva. È lo stesso principio che ci guida nel progetto di filiera corta della lana merino, applicato a una fibra diversa: usare meglio quello che esiste già, prima di prelevare qualcosa di nuovo dall'ambiente.
Un processo che si vede, non solo si racconta
Abbiamo scelto di raccontarvi ogni fase di questo processo, invece di limitarci a scrivere "cashmere rigenerato" su un'etichetta, per lo stesso motivo per cui vi raccontiamo la filiera della nostra lana merino passo per passo: crediamo che sapere davvero come nasce un filato cambi il modo in cui si sceglie, e poi si indossa, un capo.
Vi diamo appuntamento a venerdì per l'ultimo capitolo di questa settimana dedicata a Reverso: i numeri veri del risparmio ambientale, e perché il problema dei rifiuti tessili non riguarda solo chi li produce, ma anche chi, dall'altra parte del mondo, si ritrova a doverli smaltire.