Nelle ultime tre settimane vi abbiamo raccontato tre novità che, viste una alla volta, potrebbero sembrare storie distinte: la partnership con Maeko Filati per le fibre naturali, la razza Sopravvissana della nostra filiera corta di lana merino, e la collaborazione con Reverso per il cashmere rigenerato. Oggi vogliamo fare un passo indietro e mostrarvi perché, in realtà, sono la stessa storia raccontata da tre angolazioni diverse.
Tre risposte allo stesso problema
Ognuna di queste partnership nasce per rispondere a una domanda che ci poniamo da quando abbiamo fondato Lanaioli: da dove viene davvero un filato, e cosa succede a chi lo produce e a chi lo scarta?
Con Maeko Filati abbiamo ampliato la nostra gamma di fibre naturali — cotone biologico, canapa, lino, ortica himalayana, yak — scegliendo materie prime che riducono l'impatto ambientale rispetto a cotone convenzionale o fibre sintetiche, senza rinunciare a qualità e comfort.
Con l'allevamento della razza Sopravvissana abbiamo affrontato un problema diverso ma collegato: la scomparsa delle razze ovine italiane, abbandonate perché la lana ha perso valore economico rispetto a carne e latte, portando una razza da quasi 800.000 capi negli anni '70 a poco più di 7.000 oggi.
E con Reverso abbiamo chiuso un terzo fronte: dare una seconda vita al cashmere che i consumatori scartano, invece di richiedere sempre nuova fibra vergine.
Fibre nuove scelte con criterio, fibre antiche salvate dall'oblio, fibre già esistenti recuperate: tre strade diverse che portano tutte allo stesso posto.
Il filo conduttore: filiera corta, tracciabilità, meno spreco
Se dovessimo riassumere in una frase cosa hanno in comune queste tre novità, sarebbe questa: sappiamo sempre dire da dove viene ogni filo che lavoriamo, e perché lo abbiamo scelto. Non è un dettaglio da comunicato stampa: è il criterio che ha guidato ogni decisione, dall'allevamento in Lazio ai laboratori artigianali italiani che trasformano queste fibre in capi finiti.
Questo approccio ha un costo, in termini di tempo e di prezzo del capo finito, che è più alto rispetto alla fast fashion. Ma è una scelta consapevole: comprare meno, scegliere meglio, e sapere sempre cosa si sta comprando. È lo stesso principio per cui offriamo un servizio di riparazione dei capi che ne hanno bisogno, invece di considerarli usa e getta.
Cosa cambia, da qui in avanti
Con la chiusura di questo ciclo di reveal, la nostra collezione autunno-inverno 2026/27 può contare su tre pilastri distinti: la lana merino a filiera corta (inclusa quella della nostra Sopravvissana), le fibre naturali sviluppate con Maeko, e i filati rigenerati di Reverso. Nei prossimi mesi entriamo nella fase di promozione vera e propria: vi mostreremo i capi che nascono da questi filati, gli abbinamenti per la stagione fredda, e continueremo a raccontarvi gli artigiani italiani che li realizzano.
Ma prima di guardare avanti, questa settimana dedichiamo ancora due articoli a temi che ci stanno a cuore: mercoledì parliamo di dove va davvero il denaro speso per un capo, confrontando filiera lunga e filiera corta; venerdì tiriamo le somme di un'intera estate di lavoro, da luglio a oggi.
Grazie a chi ci ha seguito in queste settimane di annunci: la parte più interessante, quella dei capi che indosserete, comincia adesso.