Salvare una razza in via di estinzione: cosa significa davvero tutelare la biodiversità

Salvare una razza in via di estinzione: cosa significa davvero tutelare la biodiversità

Nelle ultime due settimane vi abbiamo raccontato la razza Sopravvissana e il viaggio della sua lana, dalla nostra azienda agricola in Lazio fino ai capi Lanaioli. Oggi vogliamo fare un passo indietro e affrontare una domanda più grande: perché un'azienda di maglieria dovrebbe occuparsi di salvare una razza ovina dall'estinzione? E soprattutto, cosa significa davvero "tutelare la biodiversità" quando si parla di animali da allevamento, al di là dello slogan?

Un crollo che ha pochi eguali

I numeri della Sopravvissana raccontano una storia netta. Negli anni '70 la razza contava circa 765.000-785.000 capi, diffusi tra Marche, Umbria, Lazio, Toscana, Abruzzo e Molise: era una delle razze ovine più numerose del Centro Italia. Già nel 1995 il numero di soggetti iscritti al libro genealogico era sceso a circa 6.000. Al 31 dicembre 2021, i dati ufficiali del registro parlano di appena 53 allevamenti, 355 arieti e 5.498 pecore iscritti: circa 5.850 capi registrati, che arrivano a poco più di 7.000 se si considerano anche gli animali non iscritti presenti negli stessi allevamenti. In meno di sessant'anni, la popolazione si è ridotta di oltre il 99%. Non sorprende che la razza sia oggi classificata a "potenziale rischio di erosione genetica".

Le cause non sono un mistero: la concorrenza delle lane straniere, soprattutto australiane e neozelandesi, ha reso la lana italiana sempre meno remunerativa, mentre gli allevatori venivano incentivati a orientarsi su carne e latte, più redditizi. Una razza a triplice attitudine come la Sopravvissana, che eccelleva proprio nell'equilibrio tra lana, carne e latte, ha finito per non eccellere abbastanza in nessuno dei tre per reggere il mercato moderno.

Perché la biodiversità zootecnica conta

Quando si parla di biodiversità si pensa quasi sempre a specie selvatiche, foreste, barriere coralline. Si pensa raramente alle razze animali domestiche, eppure ogni razza autoctona che scompare porta con sé un patrimonio genetico che si è adattato per secoli a un territorio specifico: resistenza a determinate malattie, capacità di sfruttare pascoli poveri, caratteristiche della fibra o della carne uniche. Una volta persa, questa combinazione non si ricostruisce a tavolino. È un ragionamento non troppo diverso da quello che si fa per le varietà antiche di grano o di mele: la standardizzazione industriale guadagna in efficienza immediata, ma perde in resilienza futura.

Il pascolo non è automaticamente sinonimo di benessere

Un equivoco comune è pensare che allevamento estensivo, al pascolo, significhi automaticamente maggiore benessere animale rispetto agli allevamenti intensivi. Le cose sono più complesse. Gli studi sul benessere di pecore e capre negli allevamenti estensivi confermano che il pascolo offre benefici reali: libertà di movimento, comportamenti naturali, minor densità. Ma segnalano anche criticità concrete che vengono spesso ignorate: un'indagine su 190 allevamenti nel grossetano ha rilevato un accesso all'acqua inadeguato nell'85% delle piccole aziende (e nel 55% di quelle più grandi), e una protezione insufficiente dal sole nel 75% degli allevamenti medio-grandi. A questo si aggiunge lo stress da predazione, che può compromettere il benessere dell'intero gregge anche solo per la paura, non solo per gli attacchi diretti. Assumere che "all'aperto" equivalga sempre a "meglio" è quindi una semplificazione che gli stessi esperti di settore invitano a superare: il benessere reale si misura con indicatori concreti sull'animale, non con l'immagine del pascolo.

La nostra parte, in piccolo

Il nostro allevamento di proprietà in Lazio non salverà da solo la Sopravvissana, ed è per questo che ci consideriamo parte di una comunità più ampia di allevatori che ha scelto di continuare a selezionarla, insieme alle realtà che da anni lavorano sul recupero della razza nel suo areale storico. Ma crediamo che ogni gomitolo di lana Sopravvissana comprato consapevolmente, invece che ignorato come "scarto" da smaltire, sia un piccolo voto a favore della sopravvivenza di questa razza. Non è diverso, in fondo, dal principio che ci guida in tutto quello che facciamo: comprare meno, scegliere meglio, e sapere sempre da dove viene ciò che si indossa.

Fonti