Quando compriamo un maglione da pochi euro, raramente ci chiediamo come sia possibile che costi così poco. La risposta, quasi sempre, è che qualcuno lungo la filiera viene pagato molto meno di quanto meriterebbe.
Oggi proviamo a scomporre davvero il prezzo di un capo: dove va il vostro denaro nella fast fashion, e dove va invece nella filiera corta italiana che abbiamo scelto per Lanaioli.
Il problema: chi guadagna (poco) e chi guadagna (tanto)
Un'analisi di Oxfam Australia realizzata con Deloitte ha calcolato che, in media, solo il 4% del prezzo al dettaglio di un capo prodotto in Australia arriva a chi lo confeziona: su una maglietta da 10 dollari, sono circa 40 centesimi. In Bangladesh, uno dei principali paesi produttori al mondo, questa quota scende al 2%, con lavoratrici e lavoratori pagati anche solo 33 centesimi l'ora.
Su una t-shirt venduta a 25 dollari, lo stesso studio stima che il costo della manodopera in fabbrica sia di circa 1 dollaro, contro circa 75 centesimi solo di trasporto e dazi doganali: il resto del prezzo si distribuisce tra materiali, intermediari, marchio e margine di vendita al dettaglio, che restano quasi sempre la voce più consistente.
Il divario salariale spiega gran parte di questa differenza: in Francia un salario minimo si aggira intorno ai 1.800 euro lordi al mese, contro un equivalente di circa 100 euro al mese in Bangladesh e 150 euro in Vietnam.
Non stupisce quindi che, secondo dati raccolti da testate specializzate nel settore moda, la manodopera possa arrivare a rappresentare il 72% del costo di produzione di un capo realizzato interamente in Francia, contro circa il 20% se lo stesso capo viene prodotto in Bangladesh: non perché il lavoro da fare sia diverso, ma perché chi lo svolge viene pagato in modo radicalmente diverso.
La scelta della filiera corta: meno passaggi, più trasparenza
Con Lanaioli abbiamo scelto la direzione opposta: una filiera corta italiana, dove ogni passaggio — dall'allevamento della lana merino al lavaggio e alla cardatura, dalla filatura fino al laboratorio artigianale che confeziona il capo — avviene sul territorio nazionale, con lavoratori pagati secondo gli standard italiani.
Questo significa, inevitabilmente, un prezzo finale più alto rispetto a un capo equivalente di fast fashion.
Ma significa anche che il valore che pagate per un capo Lanaioli non si disperde in una catena di intermediari e trasporti internazionali: resta, in larghissima parte, sul territorio italiano, a beneficio di chi la lana la produce, la lavora e la trasforma in un capo finito.
Non è solo una questione economica astratta: è la differenza tra sostenere un sistema che si regge su salari che, secondo diverse analisi internazionali, restano ben al di sotto di quello che viene definito un "salario dignitoso" nei principali paesi produttori, e sostenere invece un sistema che paga chi lavora secondo le tutele e i contratti italiani.
Comprare meno, ma capire meglio
Non vi chiediamo di credere sulla fiducia che la filiera corta costi di più per motivi legittimi: vi chiediamo di guardare i numeri.
Quando un capo costa pochissimo, quel prezzo basso è stato pagato da qualcuno, da qualche parte della filiera — quasi sempre da chi ha meno potere contrattuale per rifiutarsi.
Scegliere un capo Lanaioli non è solo scegliere una lana o un filato: è scegliere di sapere dove va, effettivamente, il denaro che spendete.